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IL PALAZZO COLONNA

   Con la fine del Medioevo e il mutare dei rapporti feudali, terminano le contese tra le potenti famiglie romane. Nella seconda metà del XVI secolo, dopo la guerra franco-spagnola, l’epica vittoria di Lepanto contro i turchi (1571) e la definitiva pacificazione, inizia per la Campagna romana un periodo di cambiamenti sociali, di riordino degli assetti politici e di sviluppo edilizio. Nel 1620 il Gran connestabile e IV duca Filippo I Colonna (1578-1639) avvia a Paliano la costruzione del palazzo di famiglia adiacente alla collegiata di sant’Andrea, su un terreno cedutogli dai canonici del Capitolo. Ultimato attorno al 1630 e collegato alla chiesa tramite la cappella ducale, Filippo fa apporre sull’edificio una lapide con la seguente iscrizione:

 PHILIPPVS COLVMNA DVX

POSITO 

LVCRETIA TOMACELLAE CONIVGI SIBI SVISQVE 

SEPVLCHRO ID IVXTA

AD ANIMI SVI QVIETEM

EREXIT HANC AVLAM

che oltre a ricordare la vicinanza al sepolcro della moglie Lucrezia Tomacelli – la cui salma venne tumulata nei sotterranei della chiesa nel 1622 – vuole anche sottintendere la devozione e l’eterno legame del principe con l’amata consorte.

   E’ il cardinale-principe Gerolamo, figlio di Filippo, che porta a termine i lavori di consolidamento e di ampliamento del palazzo tra il 1664 e il 1666, affidando l’incarico all’architetto Antonio Del Grande, noto per aver edificato a Roma una parte del palazzo Doria, la galleria Colonna e per aver diretto i lavori di sistemazione dei palazzi di famiglia di Genazzano, Marino e Rocca di Papa. L’architetto realizza un progetto ad continuum per la residenza di Paliano, tenendo conto cioè del primitivo assetto del tempo di Filippo. Il palazzo viene quindi ampliato verso sud con un corpo ortogonale a ‘L’, formando così un angolo retto, diventando il perno dell’impianto urbanistico generale e la piazza creata il punto d’arrivo dell’intero sviluppo viario del centro di Paliano, secondo un modello comune nei feudi dei Colonna, riscontrabile soprattutto a Zagarolo e a Marino. Come nell’edificio originario, Del Grande usa il ‘tufo nero’ estratto dalla cava del Cadàuso, una pietra di origine lavica che connota, anche da un punto di vista cromatico, gli elementi compositivi della seconda ala: pietre angolari, cornici, lesene, architravi,  mensole e modanature.

   Negli anni il palazzo si arricchisce di opere d’arte e di preziosi arredi trasferiti da altri luoghi: nella galleria delle armi, oltre a queste, sono conservati ritratti di vari personaggi e alcuni trofei di guerra tolti ai turchi nella battaglia di Lepanto. All’inizio del corridoio c’è la porta comunicante con la cappella privata all’interno della chiesa di sant’Andrea, mentre sul fondo si trova la scala che immette nei sotterranei e nella cripta. Nei saloni del piano nobile, oltre a dipinti di artisti italiani e spagnoli del XVII e del XVIII secolo, si conserva un ritratto di Marcantonio Colonna di Scipione Pulzone, uno di papa Martino V, forse una copia del Pisanello e un busto in marmo di Filippo I. Sempre di Marcantonio è conservato il suo letto da campo. Nell’antico salone d’ingresso, detto l’anticamera, vi sono dipinti con immagini di Bologna e a soggetto paesaggistico, quest’ultimi attribuiti a Gaspard Dughet e ad Andrea Locatelli. Nel salone dell’ala sud, detto degli arazzi, sono conservati due enormi arazzi del ‘700 con stemmi del casato e due portantine dello stesso periodo.

   Nella cripta di famiglia – originariamente collegata alla chiesa di sant’Andrea, da cui si accedeva – sono sepolti tutti i componenti della famiglia Colonna del ramo di Paliano: da Fabrizio, morto nel 1520, ad Aspreno, deceduto nel 1987. Sull’altare della cappella funebre è collocata una copia della Resurrezione di Cristo e dei membri di casa Colonna il cui originale, di Pietro da Cortona, fu commissionato al grande artista barocco da Filippo I nel 1623. Attualmente il palazzo Colonna di Paliano è residenza privata e proprietà degli eredi di Aspreno i quali fanno parte, da qualche anno, dell’associazione ‘Dimore storiche italiane’.

                                                                                                                                                                         Roberto Salvatori

 

 BIBLIOGRAFIA

AA.VV., L’arte per i Papi e per i Principi nella Campagna romana. Grande pittura del ‘600 e del ‘700. Catalogo della  

             mostra, Roma, palazzo Venezia. Roma 1990.

AURIGEMMA,I palazzi del Lazio, dal XII al XIX secolo. Roma 1991.

BIZZARRI, La città di Paliano, il castello di Zancati e le mirabili vicende di un dipinto della Vergine. Roma 1915.

GREGOROVIUS, Passeggiate per l’Italia. Roma 1968.

PANEPUCCIA, Paliano  in «Itinerario Lazio» anno VIII, n. 11, Roma 1987.

 

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